Non è un mistero che uno egli effetti più difficili da gestire per la crisi, sono quelli legati alla stretta che la banche hanno dato ai rubinetti dei finanziamenti. Il che costituisce un grande ostacolo per affrontare e superare le difficoltà, soprattutto per quanto riguarda la ripresa della economia reale. Un accenno in questo senso è stato fatto più volte dal numero una della bce mario draghi e da altri membri del suo consiglio direttivo. Dopo continui richiami ad un cambiamento i politica nei confronti delle banche, che non hanno voluto dare ascolto nonostante le iniezioni di enormi quantità di liquidità di cui hanno beneficiato solamente loro, trattenendo i soldi senza farli circolare, la bce vorrebbe passare all’artiglieria pesante.
Peccato che manca un accordo unanime, ma al momento il direttivo è diviso sull’ipotesi più pratica e efficace, quella di portare i tassi sui depositi dei soldi che le banche tengono parcheggiato presso la Bce in tassi negativi. I tassi sui depositi sono stati portati a zero già da diversi mesi, eppure questo non ha convinto, insieme agli appelli, a far cambiare loro idea. Il problema avrebbe potuto trovare una soluzione già da giugno, anche dopo la spinta che draghi aveva voluto dare in questa direzione, ma dopo le dichiarazioni di vari membri che si sono detti decisamente contrari, a causa dei temuti effetti collaterali che al momento non si è in grado di valutare, che la votazione potrebbe essere spostata ancora con un esito sempre più incerto.
